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 Ho voglia di tenerezza parola di Zucchero

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paola

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Numero di messaggi : 386
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MessaggioTitolo: Ho voglia di tenerezza parola di Zucchero   Mer Dic 03, 2008 6:53 pm

Ho voglia di tenerezza": parola di Zucchero

Fra una settimana il concerto al Palapanini, unica data in Emilia Romagna. E il cantante ricorda: "Qui a Modena con Pavarotti sono stati anni splendidi"

Modena, 3 dicembre 2008 - Ma cosa succede? Proprio lui che ha lanciato un inno sulla «sana e consapevole libidine», lui che ha proclamato «I’ve got a devil in me», lui che ha urlato «Non ti sopporto più, davvero», proprio lui, Zucchero, adesso ci regala Una carezza, una canzone dolce, che più dolce non si può. E la porta in giro per il mondo, come suo nuovo singolo. «E’ vero, ho fatto spesso canzoni a tinte forti, fra sacro e profano — confida Zucchero ‘Sugar’ Fornaciari —. Ma in questo momento, anche per come vanno le cose, penso che ci sia bisogno di tenerezza».

Negli ultimi giorni, Zucchero ha ancora volato per il mondo. Prima in Armenia, poi in Australia, quindi in alcune città inglesi, da York a Manchester e Birmingham. Ora, il ritorno in Italia per concludere il lungo viaggio del tour mondiale. Fra le tappe del gran finale, ecco l’unica dell’Emilia Romagna, il 10 dicembre al Pala Panini di Modena (Info, 059285727). «Siamo partiti il 1° maggio dell’anno scorso dall’Olympia di Parigi, è stato il tour più lungo che io abbia mai fatto, alla fine quasi un anno e otto mesi».

Era doveroso però chiudere in Italia?
«Credo di sì, anche perché il 28 novembre è uscito un nuovo album, cd e dvd, che si intitola proprio Live in Italy. E soprattutto ho voglia di tornare a Modena, perché in effetti, a parte il Pavarotti & friends e un’apparizione accanto a Macy Gray al MuVi, è tanto tempo che manco».

Già: parlare di Modena significa parlare di Pavarotti…
«Per forza. Tutto quello che ci siamo dati in quindici anni, per un’idea nata quasi per scherzo, rimarrà indimenticabile. Ricordo ancora quando convinsi il Maestro a cantare Miserere: gli portai il provino (in cui tra l’altro cantava Bocelli), ma Pavarotti non era tanto dell’idea di interpretarla, e quindi io feci il gesto di buttare la ‘demo’ nel camino. Ovviamente avevo un’altra copia in macchina… Da lì poi nacque l’idea di fare questo crossover fra pop e opera, che è cresciuto per dodici edizioni. Io ci sono stato sempre: penso di aver ‘saltato’ solo un anno, ero in Sudamerica».

Cosa resta di quell’esperienza?
«Intanto ci siamo divertiti tantissimo, c’era un’atmosfera speciale, siamo riusciti a realizzare tanti progetti umanitari: Luciano e Nicoletta riuscivano a essere aperti e generosi con tutti. Si stava insieme tre o quattro giorni, e tutti gli artisti non vedevano l’ora di essere lì. Ricordo che Eric Clapton mi telefonò ‘‘I wanna be there’’, aveva sentito da Elton John che si stava bene, che c’era una grande orchestra e si mangiava pure bene... E poi, più di tutto, duettare con il Maestro era un sogno, anche per gli artisti meno inclini all’opera come Lou Reed. Bryan Adams mi disse che suo padre aveva cominciato a stimarlo dopo che lo aveva sentito cantare con Pavarotti».

Modena, Reggio, l’Emilia. Che rapporto ha con la sua terra?
«Molto forte, come lo aveva grande Luciano. L’Emilia è una grande terra: la cultura emiliana, la provincia, dove io sono nato, hanno sapori molto forti, ed è impossibile non essere emiliano anche se non ci vivi più o se sei in giro per il mondo. Trovare qualcuno che mi parla in dialetto, anche quando sono a New York, lo considero il più bel regalo che mi possa essere fatto. Mi sento a casa».

A proposito di casa, ha dedicato ‘Una carezza’ a sua mamma Rina. Perché?
«E’ una canzone che ho iniziato a scrivere un paio d’anni fa, ai tempi di Fly, ma l’avevo lasciata fuori dall’album perché sentivo che mancava qualcosa. L’ho completata qualche mese dopo, alla luce di quello che è successo: mia mamma è morta all’improvviso, ha avuto una crisi, un collasso, e per me è stato un choc. Qualche tempo dopo ero a casa, nel parco, e pensavo a mia mamma molto intensamente, mi tornavano alla mente tante cose: ho avvertito come un soffio di vento attorno alla testa, e mi è venuto da pensare che fosse proprio lei che mi stesse dando una carezza. Ed è una carezza che mi accompagna ancora».

Era molto legato a sua mamma?
«Tantissimo, e il fatto che sia mancata così all’improvviso mi ha davvero colpito. Volevo che questa canzone fosse proprio così, leggera, con parole molto semplici. Come una carezza».

A questo punto dobbiamo aspettarci uno Zucchero più ‘dolce’?
«Non è una questione di vecchiaia, io continuerò a essere un trasgressivo: ma in questo momento penso che la tenerezza salverà il mondo».


http://quotidianonet.ilsole24ore.com/musica/2008/12/03/136761-voglia_tenerezza_parola_zucchero.shtml
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